28.2.08

Il ritorno dei Bambini Perduti...


Illustrazione del sempre più mostruosamente bravo Stefano Caselli.
Le edizioni Arcadia ristampano il "Lost Kidz" mio e di Walter Venturi (e di Tiziana Vacca ai colori).
Una nuova edizione in volume unico, corredata di una nuova copertina (di Riccardo Burchielli) e di alcune illustrazioni di amici (tra cui quella qui sopra).
Se volete saperne di più, andate QUI

Le lettere vanno di moda in questo periodo (ma telefonarsi?)...


lo staff di "Lucca Comics e Games" ha varato una nuova manifestazione dedicata all'animazione d'autore.
I giorni prescelti per questo nuovo appuntamento sono gli stessi in cui si terrà il Napoli Comicon.
Quelli del Comicon si sono incazzati e questa è la lettera che hanno fatto girare per dimostrare il loro disappunto:


"Lo staff di Napoli COMICON, Salone Internazionale del Fumetto, invia una lettera aperta alla stampa, agli appassionati di Fumetto, di Illustrazione e di Cinema di Animazione, per rendere nota la posizione del Salone rispetto alle iniziative "a sorpresa" annunciate nella giornata di lunedì 26 febbraio dagli organizzatori di Lucca Comics & Games.
La loro decisione è stata di indire quella che di fatto è una contromanifestazione, a Lucca, esattamente nelle stesse date del decennale di Napoli COMICON, le cui date sono state rese note dall'anno precedente (peralto, già nel 2006 era stato annunciato che la manifestazione partenopea si sarebbe tenuta, a partire dallo scorso anno, in occasione del "ponte" del 25 aprile).
Il poster di Napoli COMICON, con le date e le prime informazioni su ospiti e rassegne erano state annunciate al comicdom internazionale con una festa nel municipio di Angoulême in gennaio, in occasione dello scorso Festival della Bande Dessinée.

La piccola italietta del fumetto e dell'animazione
Questa lettera sarà la nostra prima e ultima sull'argomento, abbiamo pensato a lungo se inviarla o meno, ma non farlo sarebbe stato come ammettere che quello che sta succedendo non fosse così grave. E invece non è così. Perché la logica imperante in Italia, di coltivare il proprio orticello, gridando più forte degli altri quanto è più verde, a noi non piace. E crediamo che faccia male a tutti, indistintamente.
Quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto di Napoli COMICON, ormai dieci anni fa, nostra intenzione era proprio di ricreare le atmosfere dei grandi Saloni di Lucca degli anni ottanta, non è un segreto; quelli dei tantissimi autori incontrati sulle scale del palazzetto, delle belle mostre all'interno delle mura e di quell'atmosfera magica tutta intorno alla Nona Arte e ai suoi mondi, ai suoi editori, ai suoi appassionati. Siamo tutti figli di quelle Lucca, e non lo rinneghiamo.
Quando abbiamo iniziato a progettare il nostro percorso di manifestazione dedicata alla Letteratura Disegnata, lo abbiamo fatto anno dopo anno, prima armati solo dalla nostra passione e con i pochi mezzi a disposizione, cercando di migliorare sempre, imparando dai nostri errori e dalle critiche mosse, e confrontandoci con quello che succedeva intorno a noi, poi sempre con maggiore convinzione, maggiori mezzi e soprattutto il conforto dei commenti positivi sempre maggiori.
Abbiamo evitato lo scontro, e non ci siamo mai posti in antagonismo né con gli altri appuntamenti, né, soprattutto, con l'organizzazione che ha preso l'eredità di quella che resterà per sempre la manifestazione più antica d'Europa e la più grande d'Italia.
Abbiamo sempre pensato che la collaborazione tra gli eventi, fosse il miglior modo per aiutare un'industria del fumetto che fa fatica a presentarsi verso l'esterno, abbiamo stretto rapporti e lavorato con Roma, Bologna, Milano, Siena, Trieste, Udine, Cosenza, e fuori dall'Italia con Francia, Germania, Spagna, Corea, Stati Uniti...
Abbiamo visto nascere iniziative in altre sedi, in alcuni casi chiaramente ispirate dalle nostre, siamo stati contenti di essere stati di stimolo, per qualcuno, e ci siamo a nostra volta ispirati alle buone cose introdotte da nostri omologhi, che raramente abbiamo visto come concorrenti.
Noi pensavamo che una sana concorrenza, che per ogni sistema di riferimento è sempre positiva, si potesse giocare sul piano dei contenuti, e su una corretta competizione sullo sviluppo dei programmi.
Evidentemente a Lucca non la pensano così. E quindi per lanciare un nuovo progetto si scelgono le nostre stesse date, senza nemmeno prendersi la briga di salvare le apparenze, cioè alzando il telefono per far finta di confrontarsi, o per lo meno, di avvisare.
Ne prendiamo atto. Pensiamo che non farà del bene a nessuno, ma ci dobbiamo adeguare a quella che sembra essere un'abitudine della maggioranza dei nostri concittadini: pensare al piccolo vantaggio personale di oggi, e non al meglio per tutti domani.
Ed ora noi torniamo al lavoro, abbiamo un importante Festival da realizzare."



Questa la risposa dell'organizzazione di Lucca Comics & Game:


Innanzitutto, non possiamo che apprezzare come Napoli Comicon non abbia inteso aprire una polemica con la sua lettera aperta, ma solo esporre le proprie ragioni ed il proprio disappunto sulla concomitanza degli eventi programmati per la fine di aprile. Come già precisato un paio di settimane fa al Direttore del Festival napoletano in una conversazione telefonica, avevamo messo in cantiere da tempo le due iniziative che venivano a completare le nostre proposte nel corso dell’anno, e cioè un Festival dedicato all’Animazione d’autore ed una Mostra-Mercato dedicata esclusivamente al fumetto d’antiquariato e da collezione.
E questo perché entrambi i settori erano andati riducendo sempre più la propria visibilità nella nostra manifestazione autunnale, sia a causa delle dimensioni ormai raggiunte da Lucca Comics & Games, che della attuale tipologia della maggioranza dei visitatori. Il Film d’Animazione, quindi, doveva ripartire con un’iniziativa di alto livello, mentre il collezionismo di qualità aveva bisogno di presentarsi come evento autonomo e indipendente: entrambi necessitavano, insomma, di una specifica focalizzazione.
Animazione e fumetto sono due arti diverse, e hanno in realtà poco a che fare l’una con l’altra. Continuare a metterle in relazione in modo disinvolto, come spesso si fa, deriva da generalizzazioni ormai anacronistiche che si basano sull’animazione seriale americana classica (Disney e Warner in primis) e sulla produzione televisiva giapponese contemporanea, che spesso mettono in scena gli stessi personaggi. L’associazione fra disegno animato e fumetto è limitante ed errata, e non è alla base di Lucca Animation.
L’animazione d’autore, l’unica di cui Lucca Animation si occuperà, non ha nulla a che fare col fumetto. E se anche in qualche caso limitato (perché ripetiamo, Lucca Animation non si occuperà di animazione seriale), sarà proiettato qualche film che al fumetto si ispira, resta il fatto che i due linguaggi sono diversi, le due forme d’arte distinte. Il cinema d’animazione è una forma d’arte autonoma: è Cinema, non Fumetto.
Non a caso abbiamo creato un evento autonomo. A maggior ragione, non pensiamo che Napoli Comicon sia un evento specialistico sull’animazione, e in questo caso non vediamo dove sia la "concorrenza". Proprio la considerazione di questo rilevante aspetto specialistico ha portato alla sovrapposizione delle iniziative di Lucca su quella di Napoli. Da una parte, infatti, abbiamo dovuto tener conto delle date dei festival nazionali ed internazionali e delle manifestazioni già esistenti nei rispettivi settori, cioè di quegli eventi realmente specializzati nel campo dell’animazione (come Cartoons on the Bay a Salerno e il Festival Internazionale di Stoccarda, che si tengono rispettivamente subito prima e subito dopo Lucca Animation) e del collezionismo di qualità. Dall’altra c’è stata la valutazione che proprio la specificità dei nuovi eventi non fosse in conflitto con la tipologia di manifestazione realizzata a Napoli.
Certo, la situazione creatasi non è piacevole, anche se non è il caso di parlare di concorrenza o competizione, perché crediamo che le varie rassegne esistenti in Italia possano dare il meglio di sé senza fare la corsa su qualcun altro: questo porterebbe solo ad un inutile spreco di risorse ed energie.
Indubbiamente c’è stato un difetto di comunicazione da parte nostra, ma come già chiarito al Direttore del Comicon qualche giorno fa, per il prossimo anno valuteremo la possibilità di dare una diversa collocazione temporale alle nostre manifestazioni, visto che le scelte di quest’anno sono state da loro intese come un attacco di Lucca verso Napoli, cosa che ci dispiace e che non avrebbe e non ha alcuna ragion d’essere.




Che dire?
Per me, quelli del Napoli Comicon hanno ragione a essere indignati e anche se la nuova manifestazione sarà dedicata all'animazione e non ai fumetti, resta il fatto che è una fiera di argomento perlomeno contingente, organizzata esattamente negli stessi giorni della loro manifestazione. Difficile non vederci la malizia, nonostante la lettera di "chiarimenti" da parte di quelli di Lucca.


Bah.
Ma a chi serve tutto questo?

Ma come cazzo si fa a non ballarla?


Eccomi tornato.
L'assenza è dovuta alla solita fermata ai box per sostituire pezzi difettosi.
Quattro giorni di grande nulla e eccomi qui, come nuovo e stranamente in forma rispetto al solito.
Inizialmente avevo pensato di mollare il colpo per la fiera di Mantova ma visto che passare la mano non mi piace in nessuna situazione e visto che mi sento piuttosto bene, da domani mi potrete trovare in fiera, affascinante come sempre.

Qui di seguito la lista degli appuntamenti in cui potrete venire a sentirmi sparare le mie cazzate.


MANTOVA COMICS 2008
Sabato 1 Marzo
15:00
Sala Conferenze B
I VIDEOGIOCHI FANNO MALE? Da un lato c'è chi li demonizza, dall'altro chi, come Marc Prensky, li propone come strumento formativo. Ma qual è la verità sui videogiochi? E perché tante polemiche?


Domenica 2 Marzo

11:00
Sezioni firme

14:00
Sala Conferenze B:
EROI DIGITALI: Il casco di Master Chief, i baffi di Super Mario, il silicone di Lara Croft: un viaggio tra Est e Ovest e tra visuali in prima o terza persona alla scoperta dei protagonisti dei videogiochi, quei simulacri che ci consentono di viaggiare in infiniti mondi e dimensioni.

Sala Conferenze A:
15:00
FUMETTI VS GRAPHIC NOVEL: nuove categorie di genere o pura operazione di marketing?
Simposio con Alan D. Altieri, Tito Faraci, Matteo Casali, Carolina Cutolo, Gianluca Morozzi, Roberto Recchioni, Wu Ming 2, Luca Enoch, Massimiliano de Giovanni. Modera Marco Rizzo


Ora scusatemi ma ho qualche tomba su cui andare a ballare!
I will survive...

23.2.08

Californication -prima stagione-


Avreste mai dato due lire a David "Spooky Mulder" Duchovny?
Io no.
E invece il manista di Zoolander con questa nuova serie televisiva si rivela un ottimo attore e un executive producer piuttosto scaltro.
Pesco la trama da Wiki:

La serie è incentrata sul personaggio di Hank Moody, affermato scrittore newyorkese in piena crisi creativa ed esistenziale che, trasferitosi nell'odiata Los Angeles per seguire la trasposizione cinematografica del suo romanzo nichilista "God Hates Us All", trasformato in una melensa commedia romantica con "Tom e Katie", deve tentare di ritrovare il suo talento, sistemare il rapporto con la ex compagna Karen, di cui è ancora innamorato, ed essere un padre presente per la figlia adolescente Becca. Sfoga tutta la sua rabbia e frustrazione nel sesso compulsivo, concedendosi continue avventure di una notte, e nella scrittura (per quanto lui non la consideri tale) di un blog per Hell-A Magazine.


La serie è ben scritta, piena di echi del Bret Easton Ellis giovanile (quello di "Meno di Zero", per intenderci) e molto intelligente.
Se vogliamo proprio fargli le pulci si può dire che gli sceneggiatori sono fin troppo consapevoli del pubblico a cui si stanno rivolgendo e troppo pronti a dargli esattamente quello che vuole e che spesso tendono a compiacersi un po' troppo della loro sagacia... ma, tutto sommato, sono difetti veniali.
In compenso l'ultima puntata è davvero brutta e fa sorgere seri dubbi su come la serie possa continuare.

Da segnalare l'ottimo cast e la gran quantità di ragazze nude e scene di sesso.
Tra tante beltà, il mio più completo apprezzamento personale è per il personaggio di Mia (Madeline Zima).

In poche parole, vale la pena di sprecarci sopra del tempo... anche perché sono solo 12 puntate e durano meno del solito.

22.2.08

Fenomeno inspiegabile...

...gli studiosi si interrogano ma non trovano risposte.


p.s.
Ringrazio Eugenio per avermi inviato questa singolarità scientifica.

21.2.08

Postal -il film-

Uwe Bol è un idiota senza talento che però ha capito come farsi amare da Hollywood (produci a costo zero, incassi dieci, guadagni dieci).
I suoi film fanno schifo.
Le sue opinioni fanno schifo.
La sua faccia fa schifo.
Fa schifo anche come pugile oltre che come regista.
Ma questa volta potrebbe aver fatto centro e aver trovato la sua dimensione.


La serie videoludica di Postal è quanto di più becero (e divertente) e mal realizzato si possa trovare nei videogiochi e il suo gusto (la sua assenza dello stesso, per essere precisi) si sposano alla perfezione con le capacità di Bohl.
Non vedo l'ora di vederlo.

p.s.
per non dimenticare:

Dal Corriere della Sera...

L'articolo mi è stato girato da Daniele Caluri.
Così, giusto per farmi incazzare un po'.


I nuovi quarantenni

Discoteca, sport, pochi legami stabili
Quei 10 milioni di eterni ragazzi

Non è che si rifiutano di crescere, semplicemente. È che sono convinti nell’intimo di poter prolungare l’adolescenza fino all’arrivo dei capelli bianchi. E anche oltre. Sono i nuovi quarantenni. Potremmo chiamarli: second teen, se soltanto fossimo su Second Life. Ma la verità è che non c’è bisogno di andarli a cercare nella realtà virtuale di un pc. I quarantenni adolescenti, quasi dieci milioni di italiani, sono in mezzo a noi. Se vogliamo possiamo aggrapparci al primo esempio che ci capita a tiro, per capire: il film di Federico Moccia, «Scusa ma ti chiamo amore». In questo caso è un quarantenne bello come Raoul Bova che perde la testa per una teenager in carne ed ossa. Ma possiamo andare indietro di un paio d’anni per sbirciare i quarantenni ben più cupi di Gianluca Tavarelli: «Non prendere impegni stasera», un flash su una generazione ancora alla ricerca di tutto.

Se invece ricordiamo appena qualche mese fa, ecco un altro film che ha sbancato i botteghini: «Sms. Sotto mentite spoglie ». Qui il regista Vincenzo Salemme segue genitori quarantenni che è davvero difficile distinguere dai loro figli. Nelle mode. E, soprattutto, nei modi. E’ infatti un sms mandato alla persona sbagliata che fa nascere una storia d’amore, improvvisa e clandestina. Quale è la differenza con un adolescente? Nessuna, nemmeno a guardare i numeri dell’Istat. Cosa ci dicono? Che più di un quarantenne su due usa il computer per mandare messaggi nelle chat, ad esempio. Per la precisione: il 52,9% di quella fascia d’età che va dai 35 ai 44 anni non esita ad ammettere di chattare con regolarità e uno su tre (il 29,1%) di usare i file sharing per scambiarsi musica e film. Non solo. Cosa fanno nel tempo libero i quarantenni? Vanno al cinema, è ovvio (il 58,2%). Ma più di uno su quattro (25,9%) ammette, candidamente: vado in discoteca. Già, quando non allo stadio (il 41,3% dei maschi e il 20,9% delle donne).

E se invece rimane a casa a leggere? Un quarantenne su due legge romanzi (52,6%), ma uno su quattro (24,5%) li sceglie umoristici, mentre uno su tre (31,8%) consulta guide turistiche e più di uno su dieci (11,7%) legge i fumetti, come quando erano ragazzini.

Vogliamo parlare di politica? No, risponde secco quasi uno su tre (il 28,1% dice infatti di non parlarne proprio mai). Ma c’è di più: uno su cinque (il 20,5%) non si informa proprio di nulla di quanto avviene nel panorama politico, mentre quelli che si informano lo fanno praticamente solo attraverso la televisione (il 91,5%), ovvero quasi il doppio di quanti leggono i quotidiani (55%). C’è poco da stupirsi. «In fondo la vita si è allungata tanto, oggi viviamo circa il doppio dei nostri trisavoli ed è normale che succeda così», dice Domenico de Masi, sociologo. E commenta, bonario: «Questa adolescenza prolungata mi sembra un modo davvero poetico. Meglio, molto meglio i giovani prolungati, dei vecchi precoci. E poi anche i soldi non vogliono pensieri: ora che ne abbiamo di più ce li vogliamo godere». Soprattutto in vacanza, viene da dire.


Sarebbe stato sufficiente andare l’estate scorsa in quelle meravigliose isole a nord di Messina, le Eolie. Oppure seguire il flusso delle isole greche e prendere posto ai confini con la Turchia, a Patmos, il luogo dove si narra che San Giovanni abbia scritto l’apocalisse. C’è stato uno strano passaparola che deve aver percorso il nostro Paese in lungo e in largo ed alla fine ha fatto raggruppare in queste isole la più alta percentuale di single italiani quarantenni mai concentrata in uno stesso luogo. Che ripercorrevano le loro estati dei vent’anni, con tanto di balli in discoteca fino all’alba e subito dopo i cornetti al cioccolato. Chiedete a Dario Cassini come funziona. Attore comico di teatro e cabaret è lui, quarantenne, l’autore del libro: «E’ vent’anni che ho vent’anni» (Mondadori), una quasi autobiografia scritta al grido di: «Aiuto, sono un ragazzino di diciotto anni catturato nel corpo di un adulto di trentanove». Lui che non esita a confessare di essere «semplicemente terrorizzato dai rapporti stabili, salvo quello che ha personalmente sviluppato con il suo televisore al plasma». E alla fine, sì, ci siamo arrivati ancora una volta: sono i maschi quarantenni che, ben più delle femmine, vogliono vivere come eterni ragazzini. In fuga dal matrimonio. I numeri? I single maschi fino a 44 anni sono circa il doppio delle donne: il 9% contro il 5,4%. E di questi sono ben tre su quattro (il 73,4%) che non si sono mai sposati, contro il 26,5% di separati e lo 0,1% di vedovi.

Alessandra Arachi
21 febbraio 2008



Gentile signorina Alassandra Arachi, ma perché non continua a parlare di diete, anoressia e delle minchiate che pare conoscere e non ci solleva dal peso della sua ignoranza su tutto il resto?

vado, l'ammazzo e torno.



Ops.
Non ho fatto neanche in tempo a iniziare a scriverlo che già l'ho ammazzato.

p.s.
(il complice è Bruno Brindisi)

19.2.08

Minchia se è sottile...



Non sono così nerd da farvi il servizio fotografico con la deflorazione della magnifica scatola in cui il Mac Book Air era racchiuso (questa volta la Apple si è davvero superata a riguardo)... ma due fotine per bullarmi ho deciso di postarle.
Finalmente il nuovo portatile di casa Apple è arrivato a casa mia dove andrà a sostituire un Mac Book che non ho mai particolarmente amato (preferivo il vecchio Ibook da '12) e affiancherà un Mac Mini vecchio ma sempre solido e efficiente.
Vedremo se l'Air sarà all'altezza del compito o se le sue estreme scelte di design mi costringeranno a fare i salti mortali.

Per ora posso solo dire che l'Air sembra sorprendentemente solido, incredibilmente leggero e favolosamente sottile.
E che è davvero bellissimo.

Ce li ho.



I biglietti per il concerto dei Kiss.
Ringrazio Maurizio, la Kiss Army tutta, la mia mamma, la mia splendida ragazza (che m'accompagnerà, santa donna), Paul e Gene, il buon Dio celeste e l'aquila della democrazia (che possa non perdere mai le sue piume).
Sono felice.
Il 13 maggio, arena di Verona, KISS!!!

Il mio amico Arnold...


No, non è un altro topic sulle nozze segrete di Gary Coleman.
Volevo solamente segnalarvi il blog di NEBO, il link è nella mia lista dei preferiti praticamente da quando ho aperto questo spazio ma, visto quanto m'hanno fatto ridere gli ultimi pezzi che ha postato, m'è parso giusto segnalarvelo in maniera più degna.
Nebo scrive talmente bene che, ogni tanto, mi fa provare quella punta di inviduccia tanto meschina ma tanto comune in chi porta a casa il pane imbrattando pagine di Word.
(S)Fortunatamente, Nebo scrive in larga parte per il suo personale cazzeggio perché la sua principale occupazione è fare rap con il suo gruppo (i GENOMA).
Com'è che si dice?
Fate qualcosa di buono per l'arte... sparate a un cantante Rap

Un video dei Genoma.

Il senso del mito.



Ok, tutti amano Indiana Jones e siamo tutti emozionati di poter vedere le prime immagini della sua nuova avventura.
Constatato l'ovvio, quello che voglio sottolineare è la capacità di Spielberg e Lucas di trattare il mito.
Guardate il trailer e sorvolate sulle esplosioni, sui mezzi blindati e su Indy che spara battute mentre si lancia con la sua frusta contro un camion... guardate la scena del cappello perché quello è il punto nodale di questo brevissimo trailer.

- Il cappello di Indy in terra nella polvere.
Gli anni sono passati e le cose saranno difficili questa volta perché (come tutti sappiamo), il professor Jones perde il suo cappello solo in situazioni disperate.

- La mano di Harrison Ford che entra in campo per raccoglierlo.
Indy è ancora combattivo e ha ancora voglia di "raccogliere il suo cappello", se mi passate l'espressione.

- L'ombra di Indiana Jones proiettata sullo sportello di una macchina.
Indiana potrà pure essere invecchiato, ma il suo mito (l'ombra che proietta) è rimasto lo stesso. E infatti la sua ombra è uguale a quella che proiettava sulla parete della bettola nepalese di Marion, nel primo film (una sequenza che ha impresso per sempre nell'immaginario collettivo la silhouette di Indiana Jones).

Poco da dire... quella manciata di fotogrammi sono il frutto di gente che ha un enorme talento, una infinita sapienza tecnica e il totale e completo controllo sulla materia che sta trattando e sulle informazioni che vuole passare.
Il fanboy che è in me, si è semplicemente esaltato come un bambino di 6 anni alla visione di questo trailer... il professionista ne è rimasto profondamente ammirato (e rosica d'invidia).

17.2.08

Take me down to the Paradise City...


I ragazzi di Criterion devono avere le palle quadre.
Avevano un titolo di successo che funzionava da dio e che non sembrava dare segni di crisi: se fosse stato per quelli dell'Electronic Arts, la serie avrebbe potuto continuare a campare di rendita, un capitolo dopo l'altro, tutti identici, anno dopo anno.
Quelli della Criterion invece hanno deciso di fare di meglio e di rischiare tutto e di andare alla ricerca di una nuova dimensione del gioco di guida.
Hanno preso la loro serie di "Burnout" e l'hanno rivoltata come un calzino, sconvolgendo il senso stesso del loro titolo di punta, trasformando quello che era un normale gioco di guida (per quanto folle e esagitato) in un free roaming game (ugualmente folle e esagitato).
"Burnout Paradise" vi mette a disposizione una città, liberamente esplorabile, liberamente percorribile, liberamente violabile.
Nulla è vietato, tutto è possibile.
Volete solo andarvene a zonzo a vedere il panorama? Potete farlo.
Volete prendervi a sportellate con piloti assassini e psicopatici? Fermatevi a un semaforo, lanciate la sfida facendo sgommare le gomme e poi dateci dentro! Volete passare il tempo a fare stunt spettacolari? C'è giusto una rampa che vi aspetta dietro l'angolo e che non vede l'ora di darvi modo di esibirvi in un salto mozzafiato.
L'avversario che "Burnout Paradise" vi metterà contro non sono gli altri piloti (tutti sostenuti da una intelligenza artificale assassina) o il tempo messo a disposizione per terminare alcuni eventi (sempre troppo poco): il vero, è Paradice City stessa.
Dovrete imparare a conoscere la città come le vostre tasche per dominare le varie competizioni che il gioco vi metterà a disposizione perché nessuna strada sarà obbligatoria e ognuno si farà da solo il suo percorso e spesso una strada sbagliata renderà vana una guida perfetta.

"Burnout Paradise" se ne frega dei casual gamer.
Non vuole essere amichevole.
Non accetta di essere giocato distrattamente.
Dietro una grafica sontuosa e un comprato sonoro da urlo, "Burnout Paradise" nasconde un meccanismo ludico che non tollera compromessi.
Questo è un gioco che pretende rispetto e in cambio regala infinita soddisfazione.
L'unica cosa facile di questo nuovo Burnout è il sistema di guida: reattivo, soddisfacente e goduriosamente appagante, proprio come in ogni altro capitolo della serie... per il resto, se cercate un gioco facile e comprensivo, statene alla larga.
Se cercate un capolavoro, fiondatevi a comprarlo.

p.s.
se vi capita di giocarlo on-line, mi troverete alla guida della mia Fastback sotto la tag "Il Nemico".

16.2.08

HADOOOOKEEEEEEN!!!

Ne avevamo già parlato in precedenza all'uscita del teaser.
ora, finalmente, si sono potute vedere le prime immagini in gioco.
Poco da dire: è Street Figther e sembra bellissimo.
Fremo.

15.2.08

La ragazza in foto nei due topic precedenti si chiama...

...Renee Stage, alias Ashton Von.
Questo e Questo sono un paio di siti a pagamento dedicati a lei.
Questo è un filmato che la vede protagonista (niente di porno... purtroppo):
Se ne volete gratis... andate in pace e che Google e il Mulo siano con voi!

p.s.
ringrazio CCC per la segnalazione.

Fragorose Chiacchiere da Bar.


Michele Medda, sul suo SITO, fa un lungo editoriale dove tocca svariati argomenti.
Tra le altre cose parla del "Caso Concina" (quasi meglio del "caso Cogne", ormai), della morte di Angese e via discorrendo.
A mio parere dice alcune cose giuste e alcune fuori bersaglio... (leggetelo e fatevi da soli la vostra opinione).

Intervengo solo su un punto che mi chiama direttamente in causa (più di altri) e che riporto qui sotto:

Quello che mi fa rabbia, però, è che la convinzione che quello del fumetto è un “non–lavoro” sia condivisa da molti autori. Che magari a parole reclamano la dignità del loro lavoro e nei fatti la smentiscono.
Per essere chiari: che opinione avreste del vostro commercialista, del vostro medico, del vostro avvocato, se vi accorgeste che passano quasi tutto il giorno attaccati a internet a ciarlare di questo e quello? Cosa ne pensereste se leggeste nei loro blog decine di messaggi di pura fuffa etichettati simpaticamente come “cazzeggio”? Se pubblicassero una decina di foto di pin up poppute e vi invitassero a votare la più arrapante? O se semplicemente sbrodolassero per lunghe paginate su come è stato difficile diagnosticare la causa dell’allergia della contessa Serbelloni, o di quali struggimenti comporta compilare l’F24 del ragionier Cazzaniga? Se vi tormentassero dicendo che hanno già visto l’ultima puntata dell’ultima serie americana e che – ATTENZIONE! SPOILERISSIMO! – nel post più sotto riveleranno il finale? O, peggio, se confessassero coram populo che oggi è lunedì, ieri ho fatto tardi, voglia di lavora’ saltami addosso?

Tranquillizzatevi. I vostri professionisti di fiducia non faranno niente del genere, e la vostra fiducia in loro resterà intatta. Non vi regaleranno il loro tempo, perché il loro tempo ha un valore. Il loro è un lavoro. Se i nostri bravi lettori radical–chic sono più propensi a criticare i compensi dei fumettisti che le parcelle dei notai, è perché è giusto: i notai lavorano, i fumettisti no.
Per questo il mondo dell’editoria è ormai pieno di pubblicazioni “amichevoli” e “per la gloria” (simpatici eufemismi per non esplicitare che si regala il proprio lavoro e la propria fatica). E le Aziende, lietissime che noi regaliamo il nostro lavoro, sentitamente ringraziano. Ma perché porsi dei limiti? il prossimo passo sarà non più farci pubblicare gratis, ma farci pagare per pubblicare, come fanno quelle case editrici di nome (ma Aziende di fatto) che “pubblicano” (meglio: stampano) romanzi e poesie a spese degli autori.


Non sono un commercialista, un notaio o un medico.
E grazie al cielo perché i conti mi fanno venire l'ansia, non mi prenderei mai la responsabilità della salute di qualcuno e la burocrazia mi uccide.
Sono quello che sono, un fumettista.
A che io mi ricordi, essere un fumettista è una cosa che, oltre che alla mera professionalità (che è una cosa che rispetto enormemente, sia chiaro) dovrebbe avere anche a che fare con la creatività, la comunicazione, l'intrattenimento e sì, anche l'arte. Tutta roba che il qualche maniera ce la devi avere per farla. Non basta una laurea che attesta che tu sia un fumettista per esserlo davvero, è una roba che tira in mezzo il talento oltre la tecnica e lo studio. Quindi è verissimo che il nostro "non è un lavoro"; non nella misura in cui lo è quello di un notaio. Io mi svegli a mezzogiorno, e poi magari lavoro fino a notte fonda magari anche il sabato e la domenica, oppure non lavoro per niente perché non sono in vena. Chi mi paga non mi paga perché io garantisca la mia presenza in ufficio ogni giorno, mi paga per la qualità di quello che gli scrivo o disegno.
Poi magari mi piace parlare di quello che faccio, di confrontarmi con gli altri.
Non credo che sia un caso che tanti musicisti, registi e scrittori abbiano i loro spazi sul web e li aggiornino costantemente parlando tanto del loro lavoro quanto di altro.
E si badi, non parlo di siti blidati dove loro pontificano senza dare modo di replicare agli altri... parlo di forum, blog e di tutto quello che il Web 2.0 mette a disposizione per una comunicazione paritaria (o quasi).

Riguardo poi alla maniera in cui impiego il mio tempo... fino a quando i miei fumetti continueranno a uscire con regolarità e, agli occhi di editori e lettori, a mantenere una certa qualità, poco importa la maniera in cui io uso il mio tempo libero.
Del resto, mi importa poco anche di sapere come passano il tempo libero i vari notai, medici e commercialisti evocati da Medda. Anzi, sono sicuro che molti di questi professionisti hanno un blog, uno spazio Myspace o Facebook e che aggiornano ossessivamente Twitter.

Non credo che questo blog infici la percezione che i miei lettori hanno di me o la loro valutazione del mio lavoro. Anzi, al massimo penso che sia una integrazione a quanto faccio professionalmente oltre che uno spazio personale dove parlare di quel che mi passa per la testa, sparare stronzate, discutere con amici e via dicendo.

Poi per carità: io capisco perfettamente che una certa classe di autori, abituata a essere "protetta" dal contatto diretto e immediato con il pubblico, veda nel social network una specie di attentato alla loro autorevolezza... ma questo penso che sia più un problema loro che non mio.
Io, personalmente, come autore adoro la possibilità che internet mi offre di scontro e confronto con la gente che legge la mia roba e più di una volta ho imparato qualcosa attraverso il dialogo con i lettori.
Ma non solo: per me, il postare su blog e forum (non necessariamente di fumetti) fa parte della mia giornata quotidiana, come per tanti andare a fare quattro chiacchiere al bar e non ci vedo nulla di strano, di malato e o di sbagliato in tutto questo.

Poi il discorso è ovvio... la mia formazione come professionista e autore è avvenuta in larga parte dopo l'avvento della rete mentre Medda viene da una generazione pre-web: se per lui è difficile ritenere che videogiochi possano essere una forma espressiva degna di rispetto, mi figuro quanto possa essere dura accettare l'idea che internet sia un mezzo per lo sviluppo di una nuova identità autoriale o anche un semplice strumento di socializzazione al pari di tutti gli altri.

p.s.
prima che inizate a speculare su un flame tra il RRobe e Medda: io e Michele siamo in ottimi rapporti e le punzecchiature reciproche fanno parte del nostro abituale modo di confrontarci.

p.p.s.
anche questa volta, la foto non ci capa nulla con il tema del topic. Pazienza.

14.2.08

Il metodo empirico.



"A Hollywood le grandi major non realizzano mai qualcosa che non è stato fatto prima da loro stessi o da qualcun altro."

Ovviamente è una iperbole, un luogo comune, ma ha il suo fondo di verità, nel senso che chi produce è estremamente restio a tentare strade nuove.
La ragione è presto detta: anni e anni d'esperienza e di osservazione dei successi e dei fallimenti propri e degli altri, hanno creato una "sapienza empirica" che forse non garantisce il successo, ma limita i possibili disastri.
Questo, ovviamente, vale anche nel settore dei fumetti.
A patto che non sia un totale sprovveduto, un folle o un truffatore, un editore (ma pure un autore interessato agli aspetti produttivi oltre che a quelli artistici del fumetto) ci mette relativamente poco a sviluppare una specie di "senso di ragno" che gli permette di distinguere tra operazioni editoriali e avventure senza futuro.
Questo senso di ragno permette di ridurre i rischi e magari piazzare prodotti di solido successo commerciale.
Di contro, questo istinto è anche una forma di scleratizzazione mentale che certe volte impedisce agli editori (e agli autori) navigati, di vedere le potenzialità di qualcosa che sia inedito.
Per esempio, è credenza radicata negli editori che il fantasy, a fumetti, non faccia una lira e i grossi editori ne stanno ben alla larga. Il fatto che il fumetto fantasy abbia sempre funzionato malino in termini di vendite è pure una cosa abbastanza vera... se non fosse che, proprio quest'anno, un fumetto popolare fantasy ha venduto molto bene (parlo di "Drago Nero", il primo romanzo a fumetti della Bonelli). Le ragioni di questo successo sono ancora da chiarire: forse dipende dalla qualità del prodotto, forse dalla bontà dell'operazione editoriale dei romanzi a fumetti... o forse proprio perché i gusti del pubblico sono cambiati e adesso c'è spazio anche per il fantasy.
Resta il fatto che il successo di "Drago Nero" ha stupito tutti, editore compreso.

Altro esempio:
quando sulla scena apparvero le edizioni "Becco Giallo", basandomi sulla mia esperienza e su quello che sapevo del mercato fumettistico, ritenni tutta l'operazione una sorta di seppuku editoriale senza futuro che avrebbe fatto perdere soldi a tutti quelli che ci erano coinvolti. A margine c'era pure che i prodotti della Becco Giallo non mi convincevano sul piano della qualità (opinione che ho in parte rivisto in tempi recenti) ma questo era un elemento che non influiva sul mio giudizio del senso editoriale di tutta l'operazione visto che mi è capitato di vedere un sacco di fumetti per me brutti ma editorialmente sensati. Il mio problema con la Becco Giallo era proprio che non riuscivo a capire dove volessero andare a parare.
Ieri sono andato in Feltrinelli e mentre i libri a fumetti di Rizzoli, Guanda, BD e Mondadori erano esposti in quell'amabile "scaffale ghetto" dedicato all'arte sequenziale, i libri della Becco Giallo facevano bella mostra nel settore saggi, trattati alla stregua di qualsiasi libro "di quelli veri".
E allora ho capito il senso.
E' chiaro: riuscire a sdoganarsi sul mercato delle librerie di varia non garantisce la ricchezza... ma in un settore in cui i grossi giocatori stanno guardando con sempre maggiore interesse al fumetto (vedere il topic precedente), mettersi in luce non è di certo una cosa negativa. Fosse anche solo per la possibilità di poter vendere baracca e burattini a qualche grosso editore e portarsi a casa qualche soldino.
In questo quadro, il fatto che il 60% della BeccoGiallo sia stato rilevato dalle Ed. Alet direi che non è per nulla sorprendente.

E ora veniamo al punto.
Nel topic precedente ci si lamentava di come i grossi gruppi editoriali non sperimentassero ma si limitassero a rilevare etichette editoriali con un buon catalogo (a questo proposito: scommettiamo che la prossima sarà la Coconino?).
A me questa sembra una cosa normale.
Un editore grosso segue le istanze del bilancio e non certo dell'innovazione. E questo non significa solamente che è un moloch senz'anima interessato solo al profitto ma che è anche una forza produttiva responsabile.
Per un grosso editore ci lavora un mucchio di gente, ricordate? Tanti stipendi, tante bocche sfamate da quegli stipendi, tante persone che dipendono da quel grosso editore. Pensate davvero che qualche impiegato sarebbe contento di perdere il proprio posto di lavoro perché il grosso editore per cui lavorava si è lanciato in qualche rischioso investimento sperimentale?

Del resto, le piccole etichette rischiano in prima persona ma sono generalmente anche più snelle. Se falliscono si portano dietro le persone che ci hanno messo dentro i soldi e pochi altri. In più, se le piccole case editrici hanno invece successo, poi c'è il caso che vengano comprate da qualche editore grosso (con tutti i benefici economici e di visibilità che questo comporta).

Poi è ovvio: in un mondo perfetto, il grosso editore saprebbe giocare tanto di rimessa su prodotti sicuri, quanto investire nello sviluppo e il piccolo editore potrebbe diventare un giorno grande... ma com'è che si dice?
"A Hollywood le grandi major non realizzano mai qualcosa che non è stato fatto prima da loro stessi o da qualcun altro"


p.s.
come avrete capito, l'immagine non ci capa nulla con il topic.
Ma non me ne frega niente.

Epperò...


Ci sarà crisi... ci sarà moria delle vacche...
Eppure qualcosa si muove.

Leggete QUA
Interessante.

13.2.08

Domanda tecnica per una sceneggiatura o qualcosa del genere...

Vi ricordate quando era presa la mani di bruciare le macchine?
Secondo voi come facevano i piromani?

A)
Taniche di benzina o basta una lattina di quelle piccole di benzina per gli Zippo?

B)
Quanto tempo ci mette una macchina a bruciare? Minuti? Ore?

C)
Se uno volesse allontanarsi prima delle fiamme vere e proprie, potrebbe usare una sigaretta?
Tipo che si lascia la sigaretta a bruciare e quando arriva a consumarsi in un certo punto, la parte accesa entra in contatto con la benzina e WHAM? Ok, lo ammetto, questa l'ho vista in un film...

D)
Dopo quanto tempo il danno diventa irreparabile?

E)
Le macchine esplodono se in fiamme?

Scandalose nozze segrete...

Non dico che non avrebbe dovuto sposarlo perché lui ha 40 anni e lei 22.
Non dico nemmeno che non avrebbe dovuto sposarlo perché lui è un nano e lei giunonica.
Ma dico... se ne sarà accorta che è negro?

p.s.
ve l'ho mai raccontato quando da ragazzino ho incontrato Arnold di persona? Eravamo ricoverati nello stesso ospedale a Londra.
Dopo mio padre che porta a spasso Bruce Willis sulla limousine è uno dei miei aneddoti preferiti.

12.2.08

Lost 4X02


Come al solito, non leggete se non volete spoiler.

Vabbè... ormai siamo oltre.
Abbandonata definitivamente la struttura narrativa che aveva caratterizzato le prime tre stagioni, la quarta stagione di "Lost" è diventata un insieme di improbabile scenette tutte culminanti con un piccolo colpo di scena.
In questa seconda puntata gli sceneggiatori sembra stare prepararsi al grande ribaltone, aggiungendo ad un piatto fin troppo speziato anche l'ingrediente dei viaggi nel tempo.
Adesso la domanda non sembra più essere "dov'è" l'isola ma "quando è".
Oppure, ancora peggio, in quale universo parallelo e quando.
C'è da dire che se gli autori decidessero di portare davvero sino in fondo questa svolta, allora potrebbero sul serio giustificare tutto e il contrario di tutto (non c'è niente di meglio di un bel paradosso temporale o dimensionale per mascherare immense cazzate di sceneggiatura), orsi polari (preistorici) compresi.
Per quanto riguarda l'episodio in quanto tale... la caratterizzazione dei personaggi e lo spazio a loro dedicato è ai livelli minimi, la regia sciatta e i colpi di scena parossistici. Oltretutto, anche gli attori sembrano meno convinti e convincenti.
Sinceramente, diventa sempre più difficile guardare questa serie e crederci quel minimo necessario per non scoppiare a ridere.
Scene come quella del medium con l'aspirapolvere, oppure la spiegazione di Locke del perché non è schiattato dopo che Ben gli ha sparato nel fianco ("se avessi avuto due reni, ora sarei morto") mi hanno visto crollare in terra dalle risate.
Nota a margine: sono spariti gli amabili coniugi coreani: non li ho visti nel gruppo di Locke e tantomeno in quello di Jack. Qualcuno ha idea di che fine abbiano fatto?
Per il momento, a mio avviso questa è una delle peggiori puntate di "Lost" e fa il paio con quella in cui Jack ottiene il suo tatuaggio.

Alla faccia del cosplay!

Zagor contro i fotoromanzi.




Non è un segreto che AUSONIA mi stia simpatico e che trovi interessante la roba che produce.
Non è nemmeno un segreto che io la veda diversa da lui quasi su tutto (abbiamo lo stesso gusto in fatto di ragazze, questo sì).
Quello che però ho capito in questi mesi seguendo il suo blog è che non c'è neanche ragione di discutere... perché anche se all'apparenza facciamo entrambi la stessa cosa (fumetti), non è per nulla così.

Quando Francesco si sveglia la mattina decide lui cosa fare.
La sua istanza economica è (da quello che ho capito e che lui mi ha raccontato), in larga parte coperta da lavori altri, magari tangenti alla sua attività di fumettista ma non strettamente legati ad essa (dipingere, realizzare illustrazioni, insegnare a una scuola di fumetto e altro), mentre l'istanza artistica/narrativa è del tutto dipendente dalla sua ispirazione. In sostanza, racconta qualcosa quando ha la necessità e la voglia di raccontarla. Non prima e non dopo.
Certo, dopo aver messo in moto la "macchina produttiva" di un libro, poi è difficile fermarla pure per lui e le scadenze deve rispettarle, ma è lui che decide quando farla partire.

Quando un fumettista seriale si sveglia la mattina... in linea generale non ha nessuna scelta.
In primo luogo perché se fa il fumettista seriale, vuol dire che ha probabilmente affidato la sua intera sussistenza a quello che scrive o disegna. Se non scrive o disegna tutti i giorni, a fine mese non paga l'affitto.
Se poi stiamo prendendo in esame la figura del solo sceneggiatore di fumetti seriali la sua istanza economica è complicata dal fatto che alla sua produzione è legata anche la sussistenza economica di altri.
In poche parole: se uno sceneggiatore seriale non scrive, c'è il caso che qualche disegnatore a lui legato non disegni, quindi non guadagni.
Nel mio caso specifico, per esempio, in questo momento ho 6 o 7 disegnatori che dipendono strettamente da quello che io e Lorenzo scriviamo e almeno altri 3-4 che forse camperebbero anche senza il nostro lavoro giornaliero ma che su quel lavoro fanno comunque affidamento.
A tutto questo poi vanno aggiunte anche le ragioni dell'editore che sulla continuità del lavoro dei suoi fumettisti seriali fa affidamento per mandare ogni mese in edicola i fumetti.
Metti in crisi produttiva una testata e gli effetti si rifletteranno sulle altre, con tutti i danni che questo comporterebbe non solo per noi ma anche per tutti gli altri che con quella casa editrice ci lavorano.
Chiariamo però: non tutti gli aspetti della vita del fumettista seriale sono brutti. Le necessità produttive ti spingono a trovare soluzioni nuove e interessanti (pensate a Magnus e al suo "Necron", per esempio), non stai mai fermo, non hai mai il tempo di esplorare il tuo ombelico o grattarti la pancia, impari un sacco di cose, generalmente arrivi ad un pubblico molto vasto e - particolare non da poco- campi solo di quello che scrivi o disegni e non ti devi inventare qualche altra attività collaterale.

Ora, perché sto scrivendo tutto questo?
Per sottolineare quanto siano diverse due attività che, apparentemente, sono simili.
E' la stessa differenza che passa tra un regista cinematografico e uno televisivo.
Sapete quanto tempo hanno a disposizione i registi di una serie come "The Shield" per girare un episodio di un ora scarsa?
7 giorni di riprese e 7 di post-produzione (quando possono stare larghi).
30 giorni di riprese e un numero non definito di mesi di post-produzione sono invece il tempo medio richiesto per girare un film "normale".
Il regista televisivo è più bravo di quello cinematografico oppure il contrario?
No.
Fanno cose diverse, con diverse esigenze produttive e diverse finalità di fruizione.

Io ho avuto la fortuna di poter giocare tanto nel ruolo di Ausonia quanto in quello di "fumettista seriale" e non credo che sia una sorpresa per nessuno se dico che mi trovo meglio nel secondo ruolo piuttosto che nel primo (è proprio una questione di suggestioni: io adoro gli scrittori "un tanto al chilo" in stile Howard o Hammett), ma nonostante questo... non mi viene da denigrare il primo.
Mi chiedo invece perché Ausonia ne senta, di tanto in tanto, la necessità.
Leggasi l'ntervista di De:Code a Ausonia ma pure i suoi commenti sul Blog di Diego Cajelli a proposito di Zagor o qualche commento sparso su questo blog.
MAH!

Tu vuo' fa' l'Americano...

...ma ti pubblicano in Italy!
Mentre il buon Leomacs è negli States, nelle edicole italiane arriva il suo "Volto Nascosto".
Sarò di parte... ma i disegni mi sembrano assolutamente straordinari e decisamente più forti e personali delle pur belle prove che Leo aveva già dato su "Magico Vento".
Se vi è piaciuto "Battaglia", buttateci uno sguardo.

p.s.
buttateci uno sguardo anche se "Battaglia" non vi è piaciuto... la trama di "Volto Nascosto" sta decisamente ingranando e vale davvero la pena di leggerlo!

11.2.08

Ci serve una barca più grande...


E' morto Roy Scheider.
M'è sempre piaciuto un sacco come attore.
A parte "Lo Squalo", me lo ricordo sempre con piacere come socio di Hackman ne "Il Braccio Violento della Legge", come fratello di Hoffman ne "Il Maratoneta" e come pilota del "Tuono Blu".
L'ultima volta che l'ho visto era in una particina inguardabile nel "Punitore".

E' già modo di dire...

"Che facevi ieri? Ti ho chiamato ma non mi hai risposto..."

"Uhm... err... fottevo Matt Damon!"


Sarah Silverman (comica americana), manda un messaggio al suo ex-fidanzato Jimmy che l'ha lasciata dopo cinque anni.

Colpo di genio assoluto.
Cantiamola tutti insieme!
:rotfl:

Si rigrazia il Bapho per la segnalazione.

10.2.08

Nintendo DS: COLORS!


Si chiama "Colors!" ed è un programma homebrew (programmi sviluppati da appassionati) per Nintendo DS che lo trasforma in una tavoletta grafica in stile Qnix (si disegna con la penna direttamente sullo schermo) con delle funzioni (semplificate) di Photoshop.
Che dire?
Che è una meraviglia e trasforma il DS in un blocchettino per schizzi che ci si può portare dietro ovunque.

Anche Sean Philips ha un DS e si sta divertendo a giocare con Colors!

Primo esperimento fatto in dieci minuti da me: sì, lo so... è storto e brutto, ma stavo solo cercando di capire cose il programma fosse in grado di fare.

Ah... Colors! è gratis e potete scaricarlo da qui:
COLORS!

Se invece volete vedere una galleria di disegni realizzati con "Colors!", andate QUI

Ovviamente avrete bisogno di una cartuccia R4 per usarlo sul vostro DS.

9.2.08

Gruppo della settimana...


CRASHDIET
Due album all'attivo ("Rest in Sleaze" del 2005 e "The Unattractive Revolution" del 2007), a mezza via tra Motley Crue, Hanoi Rocks, Skid Row e Europe. Tra un disco e l'altro hanno cambiato cantante (causa suicidio di quello vecchio) e, tutto sommato, non ci hanno perso molto.
Ovviamente, svedesi.
Niente per cui strapparsi i capelli (cotonati) ma i due album sono un ascolto gradevole e scemo il giusto.

5.2.08

I Tre Amigos!


E' da qualche giorno che Leomacs, Riccardo Burchielli e Davide Gianfelice sono partiti per New York.
Il piano dei tre amigos è di rimanerci per tre mesi, in teoria per lavorare.
Quando sono partiti, la situazione del loro alloggio non era ben chiara.
Da quando sono partiti non hanno ancora fatto avere loro notizie.
Mi preoccupo?
Li avrà mangiati il mostro di Cloverfield?
Avranno fatto la fine di Francesco Stella?
Saranno diventati facili prede dei coccodrilli albini dormendo nelle fogne?
Staranno venendo inseguiti dai Baseball Furies?
Oddio, mi agito!

Questo disegnatore merita.

Aldilà degli studi su Jasse Jane che con me hanno gioco facile, sui due blog di Flaviano Armentaro trovate un sacco di cose belle:

Blog n.1
Blog n.2

Dateci uno sguardo.
Adesso però aspetto gli studi su Sasha Grey!

Armi di distrazione di massa.


Sotto Pressione.

Per chiunque stia aspettando una mia mail di risposta (non siete pochi) o nuove tavole di sceneggiatura (e anche qui siete parecchi), o solo un cenno di vita... abbiate pazienza.
C'è qualche intoppo apparentemente nuovo, piuttosto spaventevole e decisamente in grado di distrarmi che mi sta incasinando la vita. Mi sembra di essere un nemico di Kenshiro dopo che lui gli ha premuto gli tsubo.
Sto cercando di venirne a capo ma per ora sono un momento bollito.
Perdonatemi.

p.s.
Per quelli che leggeranno questo messaggio e sorrideranno compiaciuti delle mie magagne (sì, ce l'ho proprio con voi due): la peste sulle vostre famiglie.
Mercuzio non sarà il mio personaggio preferito di Romeo e Giulietta ma certe cose sapeva metterle giù nella maniera giusta.

p.p.s.
Se vi dovesse interessare, il mio personaggio preferito di Romeo e Giulietta è Tebaldo, principe dei gatti: uno con un nome così figo avrebbe dovuto avere un maggior numero di battute.

4.2.08

E venne un pellegrino...



Disegni di Werther Dell'Edera.
Se volete saperne di più... dovrete aspettare qualche mese.

3.2.08

Lost 4X01


Per me oggi è una brutta ricorrenza, in più mi sento malconcio e son pure solo visto che Micol è partita.
Di lavorare se ne parlerà stanotte (come pure di rispondere alle mail e via dicendo), di giocare non mi gira... quindi come ammazzare il tempo e spegnere il cervello se non guardando la prima puntata della quarta stagione di Lost?

La serie per me è morta quando è diventato chiaro che si navigava a braccio e che qualsiasi spiegazione gli sceneggiatori avessero potuto dare, sarebbe valsa quanto quella di un pinco pallino qualsiasi vista la palese mancanza di un piano generale.
Oltretutto, il fatto che certi enigmi della serie vengano ritenuti "spiegati e superati" dai creatori mentre per me sono tutto tranne che limpidi (mi riferisco a "dettagli" come il megamagnete nella botola, i piedi della statua, il bambino con i superpoteri, i numeri maledetti e via dicendo) mi provoca una profonda irritazione.
Detto questo però, i personaggi mi piacciono ancora e, nonostante tutto, la serie continua a divertirmi.

Questo inizio distagione, purtroppo, non m'ha neanche divertito.
Si parte malissimo con una girandola di cazzate:
Jack -il SUPER DOTTORE- che non si accerta delle condizioni di Naomi dopo che Locke le ha piantato un coltello nella schiena... Locke in piena forma, vivo e vegeto, quando nella season finale della scorsa stagione era stato tipo sparato in pieno petto a abbandonato in un fosso (ok, l'isola ha proprietà taumaturgiche ma allora perché non hanno funzionato per il fratellino biondo morto all'inizio della seconda stagione?) e via dicendo.
Il tutto poi si sviluppa in una puntata moscia sotto il punto di vista del ritmo e povera in quanto a contenuti e sviluppo. La cosa più grave di tutte è che a fronte di qualche nuovo enigma (voi ne sentivate il bisogno?) non ci viene manco dato il contentino di una storiella "chiusa" all'interno dell'episodio (cosa che nelle prime due stagioni di Lost era invece la regola) ma solo rimandi a quanto successo prima e quanto succederà in futuro.
Bah!
Aspetto il 7 febbraio per vedere la seconda puntata ma se il finale della terza stagione mi aveva lasciato scettico... l'apertura della quarta mi trova quasi ostile.

[RECE] John Rambo



Strano film questo nuovo Rambo.
Mettiamola così: la struttura narrativa è praticamente un incrocio tra la prima parte di "Rambo II" e il secondo tempo del "Rambo" originale. Se possibile, il tutto è raccontato in maniera ancora più scarna, rapida e essenziale che nei primi due film.

Rambo, ritiratosi in un pacifico villaggio nel sud-est asiatico a fare il fabbro, il cacciatore di serpenti, il barcaiolo e il pescatore, viene coinvolto da un gruppo di pacifisti (capitanati dalla bella e brava Julie Bentz) che lo vogliono come scorta per la loro missione umanitaria in Birmania. Rambo rifiuta e si offre solo come barcaiolo: scorterà i pacifisti in Birmania e poi cazzi loro.
Una volta tornato alla sua capanna però, il nostro reduce è tormentato da immagini del suo passato fino a quando, in una notte buia e tempestosa, Rambo verrà a sapere che Julie Bentz e i suoi compagni sono stati catturati e forse uccisi dagli assassini che la fanno da padrone in Birmania.
A quel punto, Rambo tornerà in azione e ammazzerà un sacco di gente.

Sulla carta sembra una trama piuttosto semplice e infatti lo è... quello che la rende particolare è il fatto che nello sviluppo manca quasi completamente di un secondo atto compiuto.
In sostanza, Rambo inizialmente rifiuta la chiamata del destino, poi la accetta e si lancia nell'impresa (e fino a qui rispettiamo in maniera pedissequa "il cammino dell'eroe")... ma poi non ha nessuna grossa difficoltà a compiere la sua impresa, anzi, sembra quasi che la faccenda sia una passeggiata per lui.
Rispetto alle altre pellicole, qui Rambo non viene tradito, non viene catturato e torturato, non si deve ricucire con ago e filo da pesca e non ha bisogno che Trautman venga a salvarlo...
In questo film John Rambo è un demone della guerra.
Un demone a riposo che non vuole tornare a esercitare il suo potere ma che, quando lo fa, non può essere fermato da nessun comune mortale.
Per molti versi questo nuovo Rambo ricorda molto da vicino la figura del "Violence Jack" di Go Nagai... impressione resa ancora più forte dalla mole di Stallone (sembra davvero un gigante) e dal fatto che l'arma prediletta di questa pellicola (arco a parte) è un gigantesco machete che Rambo si è forgiato da solo.

Detto questo, parliamo della qualità del film e facciamola molto, molto, rapida.
Fino a quando non inizia la carneficina, il film è vagamente imbarazzante: brutti dialoghi, regia priva di spunti, retorica a profusione...
Appena però l'azione prende il sopravvento, allora non ce n'è per nessuno e questo Rambo diventa uno dei più violenti, scatenati, realistici e feroci film che abbia mai visto.
Stallone non è un fighetto post-modernista alla Tarantino e se decide di mettersi a fare le cose sul serio, lo fa.
Niente ammiccamenti compiaciuti al pubblico di cinefili, niente ironia, niente strizzate d'occhio: "John Rambo" sembra un film italiano degli anni '70 del genere "Cannibal Holocaust" mescolato con i primi venti minuti di "Salvate il Soldato Ryan" e gli ultimi venti minuti del "Mucchio Selvaggio".

Questo film potrebbe sul serio rappresentare una nuova rivoluzione per quel genere action da troppi anni sprofondato nei meccanismi dei film giocattolo, pieni di ironia e ammiccamenti ma impossibili da prendere sul serio.
Dopo anni Stallone si prende la sua rivincita sull'ironia di "Commando" ed epigoni e lo fa con una semplicità e una durezza senza eguali.


Andate a vederlo o rischiate di perdervi qualcosa.

p.s.
una pecca grave però l'ho trovata: non c'è una scena della "vestizione" come nelle precedenti pellicole. Capisco che sia stata eliminata proprio per smorzare i toni e smitizzare tutta la faccenda... però m'è mancata lo stesso.

2.2.08

E sempre a proposito di "Cloverfield"...

Grazie Lowfi :asd:

[RECE] Cloverfield


ATTENZIONE: il seguente topic contiene possibili spoiler


Mettiamola così:
forse è vero che "Cloverfiled" è un film per menti semplici che si divertono con poco e che sono pronte a sorvolare su qualche forzatura, un paio di incongruenze e dei dialoghi stucchevoli... ma io appartengo a quella categoria e questo film m'è piaciuto un sacco.
Nonostante ci sia la solita maledetta scena con la telecamera e infrarossi.

Ok... il regista è solamente un mestierante televisivo e si vede.
Ok... ci sono delle forzature a livello di riprese (ancora devo capire come ha fatto il cameraman a passare da un palazzo all'altro senza abbassare la telecamera).
Ok... nessun personaggio riesce a risultare simpatico e di sicuro i primi venti minuti del film, quelli ambientati nella festa, sono un modo per illustrare anche le ragioni del mostro (quella banda di fighetti si merita di morire in maniera atroce).
Ok... io forse nel palazzo non ci sarei entrato.
Ok, tutto... ma io mi sono bevuto questi 85 minuti di film in un solo sorso e quando è finito, ne volevo ancora.

Ho adorato l'invenzione con cui ci sono stati narrati i flashback della storia d'amore, m'ha esaltato la maniera in cui lo script riesce a coniugare le tematiche post 9/11 con l'estetica della Youtube generation, mi sono quasi commosso alla frase finale del film (davvero dolorosa), il mostro m'ha messo paura (i parassitini molto meno, ve lo concedo) e ho stimato enormemente gli autori per il coraggio di non spiegare un cazzo (anche se il dettaglio che si vede sullo sfondo nell'ultima sequenza è illuminante, oltre che godurioso).

E' vero che la moda dei docuhorror ha già scassato il cazzo (anche se tutti parlano benissimo del prossimo film di Romero), ma per ora, questo "Cloverfield" m'ha funzionato da dio e ho già voglia di rivederlo.
Consigliato a chiunque riesca a crederci ancora.
I demistificatori ne stiano alla larga.



p.s.
per tornare sul tema di "Cloverfield è il remake non autorizzato di The Host", adesso che li ho visti entrambi posso dire tranquillamente che non è così. Forse hanno mutuato lo spunto e un paio di idee... ma sono due film totalmente diversi.

Chissà se Miller lo sa...


...magari a lui fa pure piacere.

Mi vengono sempre i brividi nel vedere come la destra italiana certe volte si appropri di talune opere (basti pensare che da noi "Il Signore degli Anelli" è stato per anni, un libro "di destra").